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Monday, 5 March 2012

Passione Moto 2012





















Ieri si è conclusa l'edizione 2012 di Passione Moto Passione Moto manifestazione che  nasce con lo scopo di portare in scena la storia della motocicletta, dalle origini ad oggi, coinvolgendo tutti gli appassionati del mondo delle due ruote.
Non era certo a livello del Motor Bike Expo ma anche se di dimensioni più contenuta era molto curata con alcune retrospettive su moto Laverda e Indian .
Io posso mostrarvi queste foto grazie alla gentile concessione di due lettori Enrico e Omar che mi hanno gentilemente fornito questo materiale e che io condivido con voi .

Friday, 24 February 2012

Bo Diddley


«La storia appartiene ai vincitori e negli annali del rock & roll, tre uomini sono emersi come vincitori: Chuck Berry, Little Richard e Bo Diddley, una santissima trinità che era presente quando tutto è iniziato», scriveva qualche anno fa la bibbia del poprock Rolling Stone. Nonostante non abbia avuto i successi milionari degli altri due colleghi, la sua influenza sul rock è stata decisiva. Non solo per la sua chitarra quadrata, un simbolo unico. E nemmeno perché è stato uno dei primi neri ad avere un impatto sul pubblico bianco.


Diddley, vero nome Ellas Otha Bates, era nato a Mc Comb, nel Mississippi il 30 dicembre 1928. Mamma era una ragazza madre che lo aveva affidato alla cugina. La famiglia si era trasferita a Chicago, dove, dopo aver studiato violino ed essersi innamorato della chitarra ascoltando John Lee Hooker, Bo Diddley iniziò a esibirsi come musicista di strada. Quindi i localini e le prime band e un contratto discografico. Nel 1955, il primo singolo «Bo Diddley/ I'm a Man» porta i germi di un nuovo ritmo, ribattezzato il «Diddley Beat», nel rock and roll.

Bo Diddley è tra i pochi artisti al mondo che possano vantarsi di aver “inventato” un suono. Nel suo caso, un beat che univa ritmi africani e rock& roll;, e che prenderà appunto il nome di “Bo Diddley beat”, venendo poi imitato da centinaia di autori nel corso dei decenni: da Buddy Holly agli Smiths di How Soon is Now? a quasi tutto il repertorio di The Jesus and Mary Chain.

A «copiarlo» saranno poi decine di artisti. Buddy Holly lo riprese in «Not Fade Away», la cui cover fu il primo brano nella top ten inglese per i Rolling Stones. Jagger e soci lo hanno più volte ricordato come uno dei loro ispiratori; Keith Richards e Ron Wood hanno addirittura suonato in un suo album nel 1996. Anche «Magic Bus» degli Who, «She's the One» di Springsteen, «Desire» degli U2 e «Faith » di George Michael hanno «rubato» quel ritmo. «The Originator», come aveva intitolato un album del 1966 per rimarcare il suo ruolo di iniziatore («Sono stanco delle bugie. Elvis ha copiato me, ma io non sono ricordato. È una questione di bianchi e neri», polemizzava), ha scritto altre hit come «Pretty Thing», «Mona», «Who Do You Love?» e «You Can't Judge a Book by Its Cover», ma a partire dai primi anni Sessanta sparì dalle classifiche pur rimanendo impegnato con i concerti dal vivo.

L'importanza di Diddley, nominato anche nella Hall o Fame del rock nel 1987, va oltre il «suo» prezioso ritmo. È stato uno dei primi a farsi affiancare sul palco da musicisti donne. È stato anche un geniale inventore: il vibrato della sua chitarra arrivava da modifiche che lui stesso faceva agli strumenti, le maracas suonate dal suo compagno Jerome Green che caratterizzarono il suono degli esordi erano costruite con galleggianti degli sciacquoni riempiti di legumi secchi. E ben prima di Hendrix infuocava il pubblico suonando la chitarra con i denti.





La nascita del soprannome è un mistero. Fra leggende, che lo stesso musicista non ha mai smentito o confermato, ci sono quelle che sia legato al suo passato da pugile, al nome di uno strumento africano, dalla storpiature slang di «bully» (bullo). E che lo sia stato un po', un bullo, non lo si può negare: quel primo famoso singolo da un lato ripeteva all'infinito il suo nome d'arte, dall'altro smargiassava sulle proprie capacità sessuali. Anche il rap gli deve molto.



da http://www.corriere.it

Tuesday, 21 February 2012

Young Teddy Boy


Il volto e lo sguardo sfrontato di questo ragazzino dice tanto quale sia stato il suo futuro...giovane teppista in sella alla sua moto

Vivian Mayer

Saturday, 28 January 2012

Short Track by Arnold Classic Garage











Ciao Rocket, ti allego le foto di una moto da short track che assemblammo nel mio garage nel 1985 per il pilota Raniero Paniccià ottimo "manico" e mio grandissimo amico purtroppo venuto a mancare un po di anni fa, con questa moto partecipò al trofeo FMI della specialità, in pratica un vero e proprio campionato nazionale di short track, concludendolo al secondo posto. Il telaio e le plastiche furono fatte realizzare in Italia dal noto specialista di piste ovali Bruno Montalbini, in pratica fu acquistata una moto negli stati uniti, a quei tempi il top, e copiata di sana pianta !! a cui noi applicammo un motore Beta 250 da cross opportunamente elaborato da l'ex pilota preparatore Mario Ulissi, credimi dava la paga ai più moderni Yamaha raffreddati a liquido !! non ti dico l'enorme soddisfazione nel vederla primeggiare sugli ovali Italiani, la costruimmo con tanta passione, un gruppetto di amici insieme al pilota, io sono quello con i baffi....:-) nelle sere dopo cena nel mio garage, durante i lavori come puoi vedere dalle foto non ti dico quante bottiglie ci siamo scolati, questo a testimonianza del clima di goliardica amicizia che si era creato. Che tempi !!!!!!

Grazie Arnaldo ...questo è lo spirito giusto che si dovrebbe respirare nel gruppo di chi si avvicina al mondo delle gare ...amicizia ed entusiasmo e se poi tanta fatica viene ripagata anche dai risultati questo è qualcosa in più .

Monday, 9 January 2012

El Museu de la Moto








Rider7 uno di voi lettori e stato recentemente a Barcellona e mi invia le foto di scattate al Museo de la moto di

"Barcellona sta recentemente diventando la patria dei musei di piccolo formato e, per certi versi, stravaganti. Dopo l’apertura del Museo delle idee e della creatività e il Museo del Rock, arriva ora un omaggio alle “due ruote” con il Museo de la Moto.
La storia della moto in Catalunya è infatti il biglietto da visita con cui si presenta il nuovo museo.

Se è vero che Barcellona sia la città europea con più moto per abitanti, la lunga tradizione della città nel mondo delle due ruote è l’argomento principale della Fundació Privada Museu de la Moto Mario Soler.
Sono qui raccolti 70 motociclette, dai primi modelli costruiti in Catalunya, all’inizio del XX secolo, fino ai giorni nostri.
Ci sono prototipi e pezzi curiosi, dei quali sono state fabbricate poche unità
La Villalbí, prima motocicletta fabbrica in Spagna, ha, naturalmente, il posto d’onore."


Da Spaghettibcn.com
Foto di Rider7